Unione Europea, tra stereotipi e luoghi comuni

L’opinione degli esperti

Alcuni dei falsi miti legati all’Europa particolarmente diffusi in Italia

Nelle ultime settimane si parla molto di Europa. C’è la questione Brexit, ci sono le elezioni europee alle porte. Elezioni importanti, che determineranno se il destino dell’Europa sarà quello di una maggiore unione politica ed economica o se, piuttosto, si andrà verso un’Europa meno partecipe delle decisioni dei singoli Stati.

Mentre ci si interroga sul futuro dell’Unione Europea, sono molti i luoghi comuni che corrono tra gli italiani. Ecco i più diffusi e l’opinione degli esperti in merito.

LA COMMISSIONE EUROPEA HA UN POTERE ENORME, E SCHIACCIA I SINGOLI STATI CON LE SUE POLITICHE

L’immagine di una Commissione Europea dotata di poteri sovranazionali tali da annullare l’autonomia dei singoli stati è probabilmente il falso stereotipo che fa da cornice a tutti gli altri.

Il professor Fabio Sdogati, docente di Economia Internazionale al Politecnico di Milano, afferma: “la forza esecutiva dell’UE è in sostanza un consiglio di subordinati ai capi di stato, che hanno poteri limitatissimi. Basta osservare gli effettivi campi d’azione dell’UE e le restrizioni alla sua autonomia: su svariati aspetti, l’Unione non può intervenire senza il benestare dei singoli stati, e spesso basta il veto di un’unica potenza per annullare la capacità di movimento”.

L’ITALIA DA’ PIU’ FONDI DI QUANTI NE RICEVE

L’Italia è uno dei cosiddetti contributori netti del bilancio europeo, questo significa che versa alle casse di Bruxelles più di quanto poi riceve indietro attraverso i vari fondi comunitari per le regioni, la ricerca, lo sviluppo, i migranti e tutte le altre politiche Ue. Nel 2016, ultimo anno per cui si hanno i dati, l’Italia secondo i calcoli dell’Agi ha versato nelle casse di Bruxelles 13.393 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i miliardi che l’Italia riceve a sua volta dall’Europa, la media si aggira sugli 11,5 miliardi. Nel 2016 sono stati 11.592. Il ‘saldo’ è stato insomma effettivamente negativo in questi anni, per una media di 2,8 miliardi.

Dunque, è vero, l’Italia è un contributore netto ma siamo anche il secondo Paese, dopo la Polonia, per valore assoluto di fondi ricevuti.

RIDURRE IL DEBITO ATTRAVERSO IL TAGLIO DELLA SPESA È LA PRIORITÀ ASSOLUTA

“Bisogna innanzitutto rendersi conto che lo stato non è una famiglia”, spiega Sdogati. “Una famiglia che ha dei debiti ha solo due modi per eliminarli: o spende di meno, o lavora di più. Perché non esiste alcun legame di covarianza fra reddito e spesa. Per uno stato la cosa è completamente diversa. Se uno stato decide di chiudere cinque ospedali di una regione, si deve poi pensare a dove mandare i medici, gli infermieri, le ditte delle pulizie, le cooperative che forniscono i pasti. L’impatto sull’economia è gigantesco”.

L’ITALIA FAREBBE BENE AD ABBANDONARE L’UE

Ugo Villani, Presidente della Società italiana di diritto internazionale e di diritto dell’Unione europea fino al 2018, si è così espresso: “inquinamento, pace nel mondo, migrazione sono eventi dall’incidenza mondiale, la cui gestione non può di certo essere completata dai singoli governi”. In questo contesto, ha aggiunto, “chiudersi in politiche nazionalistiche potrebbe rivelarsi un po’ naif”. Bisognerebbe invece assecondare l’ormai irrefrenabile apertura dei confini economici, sociali e culturali tra Stati”.