Un parco della biodiversità…nel cuore di Chernobyl

Da disastro ambientale a riserva naturale

Una vera e propria esplosione di vita animale e vegetale intorno a una centrale che tuttora emette radiazioni.

A oltre trent’anni dal disastro nucleare più grave della storia dell’uomo, torna a crescere l’interesse per Chernobyl e le zone limitrofe. E non solo per l’attesissima serie TV, già in onda negli USA e che presto arriverà anche in Italia.

Scienziati ed esperti di tutto il mondo osservano con stupore la cosiddetta “zona di alienazione”, da allora completamente interdetta a qualsiasi forma di attività civile o commerciale, trasformarsi in un Paradiso della Biodiversità.

Nella grande area off limits compresa tra Ucraina e Bielorussia, la vegetazione è tornata a crescere rigogliosa, ricoprendo palazzi e strutture su cui il tempo si è letteralmente fermato, e centinaia di specie animali hanno cominciato a prosperare: cani, gatti, volpi, orsi bruni, bisonti, lupi, linci, cavalli, cinghiali, cervi, pesci e oltre 200 specie di uccelli. Secondo una recente ricerca condotta dall’Università della Georgia, nei dintorni di Pripyat sono apparsi anche animali mai visti prima in quest’area, come l’aquila di mare con coda bianca, il visone americano e la lontra di fiume. Una vera e propria esplosione di vita animale e vegetale intorno a una centrale che tuttora emette radiazioni. Come è possibile?

“La riserva è uno degli esperimenti più grandi di rinaturalizzazione in Europa: gli improbabili “beneficiari” del disastro nucleare sono stati i lupi, i bisonti e gli orsi, che ora approfittano di un panorama completamente disabitato dall’uomo, insieme a 231 specie diverse di uccelli”, ha commentato Viktar Fenchuk, project manager del Wilderness Conservation Program.

L’uscita di scena (forzata) dell’uomo ha fatto venir meno tutto l’inquinamento che esso produce, migliorando drasticamente, nel giro di pochi anni, la qualità dell’ambiente e le opportunità di vita. Per quanto riguarda gli effetti dell’inquinamento radioattivo, pare che l’attesa di vita degli animali sia troppo breve per consentire lo sviluppo di cellule tumorali; in aggiunta, gli animali si riproducono molto più rapidamente di noi e dunque, in assenza della pressione antropica, ristabiliscono senza difficoltà l’equilibrio eventualmente intaccato da morti premature.

La natura sa trovare un proprio equilibrio, anche a seguito di una catastrofe. Nonostante il potenziale danno che l’uomo è in grado di provocare alla terra con le sue scelte, è davvero minimo l’impatto dell’essere umano sulla lunga vita del Pianeta.