Troppi post? Niente posto

Licenziati i lavoratori troppo “social”

Che si tratti di un uso eccessivo dei social media, o di post, foto e video che possono in qualche modo danneggiare l’immagine dell’azienda per la quale si lavora, essere troppo social mette a rischio il posto di lavoro.

Usare i social in orario di lavoro interferisce sulla prestazione lavorativa e la pregiudica, e dunque può essere motivo di licenziamento. Il dipendente che trascorre troppe ore su internet e su Facebook, per esigenze estranee a quelle della posizione lavorativa, ruba ore preziose all’attività di servizio: la sua condotta contraria all’etica comune, è idonea a incrinare il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, rendendo legittimo il licenziamento disciplinare. A stabilirlo la Cassazione con la Sentenza n. 3133 del 1° febbraio 2019.

Ma già ad aprile 2018 gli ermellini avevano dato l’ok all’espulsione dall’azienda di un dipendente che, sempre su Facebook, aveva denigrato il proprio datore con un post dai contenuti diffamatori.

Che si tratti di un uso eccessivo dei social media, o di post, foto e video che possono in qualche modo danneggiare l’immagine dell’azienda per la quale si lavora, essere troppo social mette a rischio il posto di lavoro.

Secondo le più recenti normative giuslavoristiche, un lavoratore può essere licenziato se rivela informazioni confidenziali sulla sua azienda sui social media, così come segreti commerciali, o informazioni sui bilanci, sui clienti e, in generale, se mette in cattiva luce la società. Anche i post personali pubblicati al di fuori dell’orario di lavoro che danno un’immagine negativa del lavoratore, mentre beve alcolici ad esempio, o con foto dal contenuto inappropriato che danneggiano indirettamente l’immagine della società, possono condurre al licenziamento.

Ma c’è di più. L’uso dei social potrebbe addirittura influire in modo positivo o negativo sull’accesso a una posizione lavorativa: secondo un sondaggio di CareerBuilder, il 70% dei datori di lavoro usano i social media per fare la prima selezione quando devono assumere e cercare determinati profili. “Ogni post è un riflesso del proprio carattere. E di solito la prima impressione che un datore di lavoro ha di un candidato, prima ancora del colloquio, arriva dalla sua storia sui social, dalla sua reputazione e dalla sua popolarità”, scrive Il Sole 24Ore.

Il National Labor Relations Board ha pubblicato un manuale di istruzioni sull’uso che i lavoratori dovrebbero fare dei social. Il primo consiglio? “Non smettete di essere adulti sul web, ogni commento o informazione personale che condividete su Internet, vive per sempre”.