Prelievi conto corrente: professionisti e autonomi dovranno giustificarli

La sentenza della Cassazione

Liberi professionisti e autonomi non soggetti alla contabilità separata sono tenuti a giustificare i prelievi da conto corrente: la sentenza della Cassazione che modifica le regole per gli accertamenti fiscali

Controlli fiscali sul conto corrente: si cambia. Da oggi anche i professionisti e le partite Iva, esattamente come gli imprenditori, dovranno giustificare prelievi e versamenti. In caso contrario rischiano accertamento e tassazione. E se le somme oggetto di verifica sono elevate, scatta anche una condanna penale per evasione fiscale.

A stabilirlo la Corte di Cassazione che, con una recente sentenza, ha aggiunto un ulteriore tassello al già contorto mosaico dei controlli fiscali sul conto corrente, cambiando completamente le carte in tavola.

Secondo la vecchia giurisprudenza, l’obbligo di giustificare i prelievi sul conto corrente riguardava solo coloro che esercitano un’attività imprenditoriale, e non liberi professionisti e lavoratori autonomi non soggetti ad una contabilità separata. Questo per un motivo ovvio: i liberi professionisti potrebbero avere necessità di prelevare dal conto corrente per motivi che esulano dalla loro attività di lavoro autonomo. Il contante potrebbe servire per gli acquisti quotidiani necessari alla famiglia o alle esigenze personali. È per questo che non si riteneva necessario dover giustificare i prelievi.

Ma la sentenza 13334/2019 ha ribaltato questo principio: ogni persona che esercita attività di lavoro autonomo deve offrire le opportune giustificazioni per prelievi e versamenti sul conto corrente.

La norma stabilisce che sia i prelievi che i versamenti operati sui conti correnti bancari si ritengono essere ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività. Pertanto si presume siano redditi non dichiarati, se il contribuente non dimostra di averne tenuto conto nella base imponibile oppure che sono estranei alla produzione del reddito. Si tratta di una presunzione di colpevolezza prevista dalla legge in modo espresso solo per gli imprenditori, ma ora estesa dalla Cassazione anche ai professionisti.

Qualora ci siano movimenti bancari, sia in uscita che in entrata, poco chiari e privi delle opportune giustificazioni, l’Agenzia delle Entrate potrà chiedere ulteriori chiarimenti al lavoratore autonomo. Nel caso in cui questi non fosse in grado di giustificare il prelievo, allora potrebbe essere soggetto ad un controllo fiscale più approfondito, con il rischio di una condanna per evasione fiscale.

Una sentenza che farà molto discutere perché renderà sempre più difficile la difesa per il piccolo contribuente: il professionista e la partita Iva non hanno obbligo di un conto corrente dedicato all’attività lavorativa e possono far transitare tutte le somme sul conto personale, quello cioè utilizzato anche per le spese personali e familiari. Come fare a ricordare, magari a distanza di numerosi anni, se il prelievo è avvenuto per fare la spesa al supermercato o per un investimento? Dal momento che l’autonomo non ha obbligo di contabilità separata e che non è tenuto a conservare scontrini e ricevute per le spese non connesse all’attività, come potrà difendersi da un eventuale accertamento?