Narco-sub: i sommergibili della droga

Catturato sottomarino in Costa Rica. A bordo narcos e cocaina

Navigano fino a 20 metri sott’acqua, sfuggono a radar e sonar. Realizzati in cantieri clandestini, possono trasportare fino a 10 tonnellate di droga.

È stato catturato pochi giorni fa sulla spiaggia di Llorona, nel Parco nazionale di Corcovado, in Costa Rica. Forma affusolata, color verde scuro, lungo una decina di metri, a bordo tre uomini e due tonnellate di cocaina. Si tratta di uno dei tanti sommergibili che i Cartelli sudamericani usano per il contrabbando di droga. Se non si fosse incagliato sulla spiaggia, probabilmente nessuno si sarebbe accorto di nulla. Nonostante il traffico di narco-sub sia sempre più intenso nei mari dell’Oceano Pacifico, le sofisticate tecniche di costruzione rendono molto difficile il loro rilevamento.

I primi prototipi di narco-sommergibili per il trasporto di cocaina risalgono al 1993, quando l’utilizzo di barche veloci scortate da piccoli aerei-vedetta divenne poco sicuro, a causa delle intercettazioni radar. Fu in quegli anni, e soprattutto dopo l’11 Settembre, che i Cartelli colombiani della droga svilupparono il progetto del semi-sommergibile: imbarcazioni che potevano immergersi fino alla cabina di guida, verniciati di blu, verde o grigio per mimetizzarsi in acqua, con scappamenti per i gas di scarico oltre il pelo dell’acqua, in modo da sfuggire anche ai sonar.

La prima volta che la US Coast Guard ne intercettò uno, era la fine del 2006. Venne soprannominato Bigfoot, perché se ne era sentito parlare, ma fino ad allora nessuno lo aveva mai visto. Fu sequestrato in Costa Rica e trasportava diverse tonnellate di cocaina. Nello stesso periodo funzionari statunitensi ne individuarono altri 3 e, nel 2008, ne furono individuati un media di dieci al mese, ma solo uno su dieci veniva catturato. Una volta intercettati, infatti, gli equipaggi erano in grado di affondare il mezzo in circa un minuto. Di recente Dialogo, pubblicazione ufficiale del Comando Meridionale statunitense, ha riportato una preoccupante statistica relativa al 2018, secondo cui la marina colombiana avrebbe individuato ben 14 narco-sub nell’Oceano Pacifico, ovvero più del triplo rispetto alle intercettazioni dell’anno precedente.

Le tecniche di progettazione e fabbricazione impiegate nella costruzione dei narco-sub sono migliorate nel corso degli anni. Gli ultimi narco-sottomarini sono per lo più in vetroresina e fibra di vetro, il che rende quasi impossibile la rilevazione tramite sonar o radar. Sono dotati di sistema di navigazione satellitare, serbatoi sufficienti alla tratta, motori da 300 o 500 CV, tubo di scarico raffreddato per evitare di essere rilevati dalle telecamere termiche. Possono portare un massimo di quattro persone, mentre lo spazio destinato al carico varia in base alla lunghezza: si va dalle 2 alle 10 tonnellate. Completamente sommergibili, è estremamente difficile rilevarli attraverso radar, sonar e sistemi a infrarossi.

Si tratta di natanti costruiti artigianalmente in cantieri clandestini nascosti nella vegetazione della costa colombiana: dietro le scogliere frastagliate che si protendono in mare c’è una vasta giungla di mangrovie e di migliaia di chilometri di corsi d’acqua, luoghi adatti per lavorare indisturbati. Come dichiarato dal Comandante della Marina colombiana, la capacità logistica di questi criminali di nascondere tutte le attrezzature, comprese quelle pesanti come propulsioni e gruppi elettrogeni nel cuore della giungla, è sorprendente.

I narco-sommergibili possono essere costruiti in un anno e generalmente le imbarcazioni vengono usate una sola volta e abbandonate in mare dopo la consegna. Un sottomarino tascabile costa circa due milioni di dollari, nulla in confronto al guadagno generato da un solo viaggio, pari almeno a 100 milioni di dollari.