Fallimento: la strada verso il successo

Perché sbagliare fa bene

Il fallimento è un’opportunità di crescita e di apprendimento; “l’unico modo per lavorare su progetti grandiosi, rischiosi e su idee audaci”.

Sbagliando, s’impara”, ci ripetevano costantemente da bambini. E così, cadendo abbiamo imparato a muovere i primi passi, farfugliando suoni senza senso abbiamo iniziato a parlare, e, a furia di ginocchia sbucciate, abbiamo imparato ad andare in bicicletta. Ma poi si cresce, e tutto cambia: l’errore diventa un vicolo cieco e il fallimento viene vissuto con ansia e frustrazione.

Un sogno che non si realizza, la fine di una relazione importante, un progetto lavorativo che va in fumo. E arriva la paura, la paralisi, il senso di colpa. Il fallimento ci fa sentire “sbagliati”.

E se fosse ancora come da bambini? Se gli errori non fossero deviazioni né ostacoli, ma semplicemente parti integranti del nostro percorso di crescita, tappe inevitabili per raggiungere il successo?

“Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio”, scriveva il celebre drammaturgo Samuel Beckett. Oggi, a distanza di quasi un secolo, le sue parole si rivelano attuali più che mai: psicologi, neuroscienziati ed economisti elogiano il fallimento come elemento essenziale per la scoperta di sé, dei propri limiti e dei propri talenti.

E così, mentre la Svezia apre il primo Museo dei Fallimenti, il Patron di Amazon introduce la sua lettera annuale agli azionisti definendo “il fallimento e l’innovazione gemelli inseparabili”, e Astro Teller, capo del laboratorio X di Google, elogia il fallimento come “l’unico modo per lavorare su progetti grandiosi, rischiosi e su idee audaci”.

Anche l’Italia muove i suoi primi passi verso una nuova idea di fallimento: ha fatto il suo debutto a Modena la prima “Scuola Italiana di Fallimento”, che nasce con l’obiettivo di insegnare a guardare al fallimento e al successo come a due facce della stessa medaglia. Francesca Corrado, economista e ideatrice della Scuola del Fallimento, spiega: “il fallimento rappresenta la pienezza: dove ho commesso un errore, ho anche le indicazioni verso il successo o verso ciò che funzionerà”.

Il fallimento non è una disfatta senza via d’uscita, ma il punto finale di una serie di errori. È un feedback che ti dice se stai andando nella giusta direzione. È un’opportunità per ripensare a se stessi e a quel che si desidera. “L’insuccesso non deve essere un marchio indelebile, né uno stigma sociale ma un viaggio alla scoperta di sé, dei propri limiti e dei propri talenti”.

Il fare espone a due rischi: l’errore e la critica altrui. L’importante è vivere entrambi come un’opportunità di crescita e di apprendimento, non permettendo che paralizzino il nostro percorso verso il successo: “nonostante le perdite e le sconfitte, c’è sempre ad aspettarci una nuova conquista, una nuova opportunità, un nuovo inizio”. Senza l’errore non ci sarebbe innovazione e progresso.

Correre rischi arditi, con la piena libertà di fallire e ricominciare. È questa la strada per il successo.