Italia-Cina, arrivano i Panda bond

Soldi cinesi per le imprese italiane in Cina

Tra Roma e Pechino nasce un nuovo asse economico. Ecco perché l’Italia ha scelto la Via della Seta

Lungo la nuova Via della Seta gli affari corrono veloci. Il programma Panda Bond è stato sottoscritto e partirà entro poche “settimane”, ha assicurato il vice presidente di Bank of China, Lin Jingzhen. Si tratta di un accordo di collaborazione strategico che ha l’obiettivo di reperire risorse finanziarie dedicata alla crescita di aziende italiane in Cina.

Grazie all’emissione di Panda bond, sarà possibile sostenere le aziende italiane già presenti in Cina e quelle che hanno l’obiettivo di entrare nel mercato del Paese asiatico. L’Italia sarà il terzo Paese a emettere i Panda bond, dopo Filippine e Polonia. Ma cosa sono i Panda Bond?

Sono obbligazioni emesse dalla Cassa depositi e prestiti italiana in valuta cinese, la renminbi, che gli investitori istituzionali del Paese asiatico sottoscriveranno. I soldi che arriveranno dall’emissione di queste obbligazioni sono cinesi e andranno a finire nelle casse di quelle imprese italiane che fanno affari, generando anche profitti, nell’impero economico del Dragone. La struttura delle obbligazioni è già definita in un accordo, sottoscritto dalla Cassa depositi e prestiti italiana e dalla Bank of China.

La prima tranche di Panda bond della Cassa Depositi e Prestiti sarà emessa a breve. Lo ha riferito alle agenzie di stampa Nunzio Tartaglia, head di Cassa per le imprese del gruppo CDP. «Il programma Panda bond prevede più emissioni, emetteremo a brevissimo la prima tranche, parliamo di settimane non di mesi. Abbiamo già una copertura completa da parte delle imprese italiane interessate ad essere finanziate tramite la raccolta di questi strumenti», ha detto Tartaglia. Le imprese italiane che potranno godere dei benefici della raccolta starebbero già scalpitando perché più soldi in cassa significa ovviamente avere maggiore capacità di espansione e di penetrazione in un mercato dove i profitti sono all’ordine del giorno.

Nonostante siano numerosi gli scettici riguardo a tale apertura da parte dell’Italia, tanti sono i pareri a favore di un incremento dell’interscambio e dei collegamenti commerciali tra Belpaese e Cina. È lo stesso Financial Times a spiegare perché è così importante che l’Italia incrementi il suo interscambio con la Cina. Secondo i dati raccolti, rispetto ad altri Paesi europei come Germania, Spagna o Belgio, l’Italia commercia fin troppo poco con la Cina. Se la Germania offre infatti alla Cina il 17% delle sue esportazioni, l’Italia si limita al 6,5%: si parla di 94 miliardi di esportazioni contro 13 miliardi di euro. Un dato particolarmente significativo, se si pensa che l’import vale il triplo: oltre 30 miliardi (dati 2018). ll trend rafforza questa tendenza: nel 2018 l’export è calato del 2,4%, mentre l’import è cresciuto dell’8,2%. Scegliere di percorrere la Via della Seta, è un passo importante per aiutare l’economia italiana a riequilibrare la bilancia commerciale.