Il potere delle agenzie di rating

Le pagelle che fanno tremare l’economia

Considerate la bussola di banche centrali e fondi obbligazionari, le agenzie di rating sono ascoltate come se fossero l’Oracolo di Delfi. Ma cosa sono i rating, e perché hanno così grande importanza nell’economia mondiale? È tutto oro quello che luccica?

Tempo di pagelle per l’Italia. Anche per quest’anno si è riusciti ad evitare la bocciatura, con una sufficienza appena sfiorata. Una tripla B con outlook “negativo”: questo il giudizio espresso dalle agenzie di rating S&P, Moody’s e Fitch sul debito sovrano dell’Italia.  Il timore di un declassamento viene così rinviato, ma con voti così bassi non c’è nella da festeggiare: l’Italia è a due passi dal livello “junk” o “spazzatura”.

Ma cos’è il rating e perché i giudizi espressi dalle agenzie di rating sono così importanti?

Il rating è l’unico indicatore al mondo universalmente riconosciuto per descrivere il rischio di credito di un debitore e ci aiuta a comprendere lo stato di salute di un’economia o di un istituto. È un linguaggio universale, un parametro usato dall’industria del risparmio gestito e dalle banche centrali. Le pagelle emesse dalle agenzie di rating sulla base di ricerche ed analisi finanziarie, hanno un grande impatto sul mercato obbligazionario, che usa i rating come parametro cruciale per definire cosa comprare e cosa no.

Secondo i dati di Morningstar, i fondi obbligazionari gestiscono masse che, a fine 2018, ammontavano a quasi 13mila miliardi di dollari. E il parametro fondamentale per investire usato da questi fondi è proprio il rating: un fondo che per statuto investe in titoli sopra al giudizio BBB-, non può detenere bond con una valutazione inferiore. Ecco che se un’impresa, uno Stato o una banca viene declassata a «junk bond» o spazzatura, tutti i fondi dedicati ai bond con rating sopra al giudizio BBB-, sono costretti a vendere, con un inevitabile sbandamento del mercato.

Anche le banche centrali usare i rating come bussola. La Bce, per esempio, nel quantitative easing può comprare solo titoli di Stato che abbiano almeno “tre B”. Non solo: la quantità di denaro che la Bce eroga alle banche che chiedono finanziamenti, dipende, ancora una volta, dai rating dei titoli. Per fortuna, testimonia il tesoriere di una banca italiana, “la Bce guarda quattro agenzie di valutazione e basa le sue decisioni sul rating migliore dei quattro: per cui un solo declassamento a «spazzatura» non avrebbe grande impatto”.

Insomma, le agenzie di rating sembrano fare sempre più il bello e il cattivo tempo dell’economia mondiale. Eppure, di motivi per mettere in dubbio l’accuratezza dei giudizi dei big del rating ce ne sono tanti.

Primo tra tutti, la difformità di valutazioni attribuite persino ai Paesi più grandi, espressione di un campanilismo finanziario che porta le grandi agenzie globali di valutazione dei debiti ad essere severe coi debiti altrui, ma non con quelli del proprio Stato. Basti pensare alla cinese Dagong che un anno fa ha declassato gli Stati Uniti a «BBB+», ma continua a considerare la Cina una «Tripla A».

Destano molti sospetti i voti, fin troppo generosi, dati a tutte quelle cartolarizzazioni e strumenti strutturati che nel 2007-2008 hanno causato la grande crisi globale. “La crisi non sarebbe potuta avvenire senza le agenzie. I loro rating, prima alle stelle e poi repentinamente abbassati, hanno mandato in tilt i mercati e le imprese”, si legge in un documento stilato dalla Commissione bipartisan e pubblicato dal governo americano nel 2011.

Emblematico il fatto che, nel 2015, S&P abbia dovuto pagare 1,5 miliardi di dollari di multa per comportamenti fraudolenti nel propinare titoli taroccati dai loro rating.

Eppure tutti gli occhi continuano ad essere puntati su agenzie che, in fondo, nei loro voti esprimono opinioni. Studiate e calibrate, certo. Ma pur sempre opinioni, che gli Stati aspettano come se a parlare fosse l’Oracolo di Delfi.