Criptovalute: la Cina mette al bando il mining

Bitcoin traballa

Al bando le attività di mining di criptovalute in Cina. Bitcoin riprende la sua corsa al ribasso.

Non c’è pace per Bitcoin. Dopo un lungo periodo buio, la criptovaluta sembrava aver finalmente imboccato la strada dell’ascesa, guadagnando il 25% da inizio aprile. Ma la ripresa ha avuto vita breve, i primi segnali di decrescita sono già arrivati: oggi viaggia su quota 4500, lasciando sul campo quasi mille dollari in pochi giorni.

Ad assestare un duro colpo al trading delle criptovalute è stata una notizia che vede protagonista proprio il maggior mercato mondiale di mining e di attrezzatura per mining, la Cina. Il National Development and Reform Commission (Ndrc) ha annunciato di aver inserito il giovane settore industriale del mining nell’elenco delle attività che vorrebbe mettere al bando. La reazione è stata immediata: una nuova corrente di vendita ha fatto piombare la criptovaluta in una situazione di grande precarietà.

Il mining è l’attività che sfrutta enormi quantità di potere computazionale per risolvere complessi problemi matematici permettendo di certificare le transazioni della blockchain mediante la creazione di un nuovo blocco della blockchain in cambio di nuovi bitcoin.

Le autorità ufficiali di Pechino considerano questo settore poco sicuro, dannoso per l’ambiente e fonte di spreco di risorse. A livello globale, si calcola che i consumi relativi al mining di criptovalute si aggirino attorno ai 42 terawattora l’anno, originando un notevole dispendio di energia. Da qui, la decisione dell’agenzia di pianificazione Ndrc di inserire questa attività nell’elenco di oltre 450 attività che devono essere progressivamente eliminate. Pechino ha già vietato le Ico, le offerte pubbliche iniziali di criptovalute per fianziare attività e ristretto l’operatività delle piattaforme di exchange.

Tra i giganti che accuseranno il colpo di un simile provvedimento ci sarà certamente la cinese Bitmain Technologies, che fornisce apparecchiature elettroniche dedicate al mining e che nel 2017 concentrava in sé il 70% di tutte le attività di quel genere al mondo.

Ora le aziende che operano nel settore dovranno cercare investimenti altrove, creando così nuovi equilibri finanziari globali. Ciò potrebbe portare anche a una minore influenza della Cina nelle negoziazioni delle monete digitali, rendendo il mercato meno dipendente dalle enormi “server farm” cinesi che, ad oggi, hanno un grande potere negoziale all’interno di un mercato in cui a prevalere è la Legge del più forte.