5 buoni motivi per uscire a cena. Da soli

Non più necessità ma scelta felice

Il piacere di stare in compagnia di se stessi, davanti al tavolo di un ristorante. La tendenza newyorkese che piace anche agli italiani

Come tutte le tendenze, detta in inglese fa più effetto. Si chiama “solo dining” ed è la nuova abitudine di mangiare da soli al ristorante. Stando al New York Times, negli ultimi quattro anni le prenotazioni di uomini e donne che amano cenare “con se stessi” sono aumentate dell’ottanta per cento.

Fenomeno soltanto newyorkese? Assolutamente no. Cristina Bowerman, imprenditrice e chef stellata di Roma, ha una sua piccola statistica: “incuriosita dall’elevato numero di persone che mangiano da sole nel mio ristorante mi sono messa a contarle. La media in un anno è di circa 140-150…non è poco”.

Concedersi una cena fuori in compagnia di se stessi può riservare sorprese inattese. L’Huffington Post Usa ne rivela cinque:

  • Scegliere di stare da soli per un paio d’ore non significa essere soli nella vita. Anzi, spesso è esattamente il contrario. Passare del tempo con se stessi per godere della propria compagnia è una necessità che può dare una spinta alla creatività e perfino all’autostima.
  • Nessun commento stupido sul cibo, nessun bisogno di risollevare una conversazione che langue, nessuno sforzo per apparire brillanti. Uscire da soli può voler dire dover al massimo chiacchierare con se stessi.
  • In un mondo multitasking, sempre divisi fra mille incombenze e decine di schede aperte sul pc, cenare da soli aiuta a recuperare la concentrazione e dà spazio a meditazioni profonde.
  • Consumare un pasto da soli, restituisce l’opportunità di gustarlo davvero, senza distrazioni o immediati commenti, foto, post.
  • Cenare da soli significa sentirsi liberi di fare scelte salutari, degustando al proprio ritmo, secondo le proprie regole e le proprie preferenze.

Jay Rayner, critico culinario e mangiatore solitario di vecchia data, confessa: “una delle mie passioni segrete, nei giorni feriali, è andarmene a Chinatown [a Londra] e aspettare l’ora di pranzo per mettermi spalle alla porta, con il New Yorker in una mano e un’anatra arrosto davanti al Four Seasons di Gerard Street. È la mia idea di paradiso.”